La spazializzazione come atto ontologico: la liuteria spaziale di Eraldo Bocca e la resistenza della materia
Sulla resistenza della materia e la fenomenologia del «déjà-là» attraverso l'opera monumentale di Eraldo Bocca. Il nuovo saggio di Romina Daniele, tra la manipolazione strutturale del nastro e la spazializzazione del file, il paradosso del «para-acusmatico» e il corpo a corpo fisico della regia sonora intesa come scrittura di secondo grado.
ELECTROACOUSTICS MAGAZINE ARTICOLISERIE 2026SOUND RESEARCH
Romina Daniele
7/15/202628 min leggere
Titolo della Rivista Online: ElectroAcoustics Magazine
Destinazione Serie a Stampa: Arts & Technologies (Selezione Annuale a Stampa)
Classificazione / Categoria: Serie Ufficiale 2026 · Ricerca Sonora / Saggio Teorico
Identificativo Articolo: Art. 2026.06.it
Modello Editoriale: Pubblicazione Digitale Continua · Selezione per la Stampa tramite Peer-Review
Indicizzazione e Registrazioni
ISSN (Online): Richiesta in corso
ISBN (Stampa): Riservato per Arts & Technologies 2027
DOI: Pre-assegnato (eam.2026.06.it)
Data di Pubblicazione: 17 Luglio 2026
Nell’orizzonte post-digitale, l’editoriale traccia l'eredità teorica e materiale di Eraldo Bocca: una liuteria spaziale concepita come dispositivo ontologico al di qua del lissage contemporaneo, dove l'acousmonium si fa architettura del «déjà-là» e l'altoparlante acquisisce una radicale «grana teatrale».
Struttura e temi fondamentali
Parte I – La fenomenologia del «déjà-là» in Eraldo Bocca: Ricostruisce il percorso teorico e storico di collaborazione tra l'autrice ed Eraldo Bocca attraverso iconiche architetture acustiche — come gli acusmonium SATOR e AUDIOR —, fondando la proiezione spaziale non come neutra diffusione del suono, ma come enunciazione attiva, concreta ed ontologica dello spazio.
Parte II – Ontologia del supporto: attrito, spazio preesistente e tempo trattenuto: Esamina come i trasduttori fisici e le orchestre di altoparlanti in legno agiscano al di qua del lissage (levigatura) digitale contemporaneo. Ridefinisce l'acusmonium come un «déjà-là» spaziale che preesiste all'interpretazione, affermando gravità materica, resistenza e dilatazione temporale (temps retenu).
Parte III – L’«imperativo elettroacustico» e lo statuto del «para-acusmatico»: Introduce il concetto originale dell'autore di «para-acusmatico» — condizione in cui una fonte sonora visibile viene trasfigurata dalla densità timbrica e dalla dislocazione strutturale —, elevando il dispositivo di diffusione a strumento autonomo di enunciazione transdiegetica.
Parte IV – Lo statuto del supporto: dalle teorie del cinema al puro senso «elettroacusmatico»: Analizza lo statuto materico del nastro magnetico e la scomposizione del suono — traendo linfa dall'«immagine-tempo» deleuziana e da Thema (Omaggio a Joyce) di Berio —, per dimostrare come la musica elettroacustica possieda una propria autorità testuale intrinseca che opera al di qua di ogni subordinazione visiva.
Include le descrizioni delle figure e una bibliografia ragionata in quattro parti relativa a: Fonti Primarie; Teoria del film, Montaggio e Fonti Filosofiche; Documentazione Storica e Artistica di Opere, Studi, Documenti e Progettazione su SATOR, AUDIOR e Liuteria Spaziale; Storia e Tecnologia dell'Acusmonium e della Spazializzazione.
La spazializzazione come atto ontologico: la liuteria spaziale di Eraldo Bocca e la resistenza della materia
Fig. 1. Eraldo Bocca durante la predisposizione e il monitoraggio del campo acustico alla Biennale Musica 2024. L'articolazione scenica evidenzia l'interazione tra la sorgente acustica tradizionale (il pianoforte gran coda) e il complesso di trasduttori ellittici e verticali della liuteria AUDIOR, configurando lo spazio come un dispositivo fenomenologico integrato. Biennale Musica Archivio Storico.
PARTE I – La fenomenologia del «déjà-là» in Eraldo Bocca
«Il suono non occupa semplicemente lo spazio; esso lo enuncia, ne rivela le fratture e ne ridefinisce la memoria fisica.»
La scomparsa di Eraldo Bocca segna un punto di non ritorno e una perdita incommensurabile per la comunità elettroacustica e acusmatica internazionale. Con lui scompare non solo un costruttore straordinario, ma un vero e proprio 'liutaio dello spazio tridimensionale', la cui opera ha rappresentato la risposta più radicale, inflessibile e concreta all’«imperativo elettroacustico»: ha permesso al suono di emanciparsi non solo dalla bidimensionalità del supporto ma anche dai limiti concettuali in cui troppo spesso la stessa musica acusmatica ed elettroacustica ancora persistono, per farsi architettura vivente, corpo e fenomenologia pura, e restituirgli la sua quota terrestre, il suo peso specifico, e la sua inevitabile gravità fenomenologica.
Geografie di una risonanza comune: Dal Sator all’Audior
La relazione teorica e pratica tra la ricerca di chi scrive e il magistero tecnologico di Eraldo Bocca affonda le radici in un quindicennio di feconda militanza sonora. Era il 2012 quando veniva documentata l’inaugurazione dello storico Acousmonium SATOR presso l’Auditorium San Fedele di Milano — un’infrastruttura pionieristica concepita da Bocca e diretta da Dante Tanzi e Giovanni Cospito che ridefiniva radicalmente la proiezione del suono inteso come sostanza plastica dello spazio fisico [1]. Su quella stessa orchestra di altoparlanti prese vita la prima esecuzione assoluta di La Natura Assente, che ha trovato in quel sistema non un veicolo neutrale, ma un partner dialettico d'attrito e di svelamento fenomenologico.
La traiettoria di questa indagine si è consolidata negli anni successivi, in un dialogo costante tra l'interprete-compositore e il costruttore-filosofo dello strumento. Pensiamo alla prima assoluta di La Natura Assente (II) nel giugno 2013, diffusa sui 54 altoparlanti dell'Acusmonium AUDIOR — pilotati rigorosamente da 44 amplificatori d’alto profilo e interconnessi tramite collegamenti passivi per ridurre al minimo i punti di distribuzione elettrica — nell’ambito del festival Chitarre ed altre corde [2], e alla sua successiva storicizzazione discografica nella release collettiva del 2014 edita da Ops/Akusma/AUDIOR.
Interamente progettato e costruito da Eraldo Bocca nel 2012, l’acusmonium AUDIOR eredita e rielabora l'architettura a doppio anello del celebre acusmonium francese «MOTUS», originariamente ideato da Jonathan Prager. L'estensione della prassi esecutiva di AUDIOR nell'ultimo decennio [3] — attraverso interventi sistematici in contesti quali il Prix Russolo di Milano e la Biennale Musica di Venezia del 2024 — offre il perfetto campo di verifica sperimentale per le categorie qui indagate. Questa continua evoluzione ha portato l'acusmonium AUDIOR ad ampliare costantemente il proprio organico di 'voci', arrivando a contare oggi un'imponente orchestra di 80 altoparlanti, configurandosi come uno dei sistemi mobili di proiezione sonora più grandi e complessi d'Europa. In tali sedi, la persistenza del metodo di proiezione di Bocca si emancipa dalla contingenza della singola esecuzione per farsi protocollo di ricerca permanente, legittimando l'estensione dell'analisi teorica — e del relativo apparato iconografico — sino alle sue più recenti configurazioni strutturali.
La resistenza della materia al di qua dell'evaporazione digitale
Mentre l'industria contemporanea tende a 'aspirare l'aria' per rimuovere l'ostacolo materiale, le 'sculture acustiche' di Bocca esaltano la resistenza dei materiali. Analizzando gli attriti della materia e il «luogo dell’enunciazione» [4], è impossibile non riconoscere come il lavoro fisico di Eraldo Bocca rappresenti il perfetto contrappunto a questa tensione teorica. Bocca non si limita ad assemblare trasduttori; egli crea dispositivi di svelamento fenomenologico. Strumenti monumentali come SATOR, AUDIOR e ADAM non sono semplici impianti di diffusione, ma protesi acustiche destinate a governare la dialettica tra l'oggettività dell'onda fisica e la costruzione di quelle geometrie enunciazionali che costituiscono il nucleo dell'ascolto piú originario.
La lezione di rigore, umiltà e straordinaria visione di Eraldo Bocca rimane impressa nella pietra angolare della ricerca elettroacustica. La sua assenza fisica lascia un vuoto profondo, ma le sue 'creature tecnologiche' continueranno a risuonare, proiettando nel tempo la memoria di un uomo che ha insegnato al silenzio come farsi spazio.
A Eraldo, con immensa gratitudine e stima infinita.


Fig. 2 – L'inaugurazione dell'Acousmonium SATOR (Auditorium San Fedele, Milano, 2012). Lo spazio si manifesta come «déjà-là» (già-presente): un'architettura acustica tridimensionale concepita da Eraldo Bocca che ridefinisce le coordinate ontologiche e l'ascolto profondo prima ancora della propagazione del suono. Documentazione ufficiale del concerto inaugurale dell'Acousmonium SATOR, Auditorium San Fedele, Milano, gennaio/febbraio 2012.
Note alla Parte I
[1] Daniele, R. (2012). Inaugurazione dell'Acousmonium Sator. ElectroAcoustics Magazine / Archivio Arts & Technologies. Disponibile su: https://rdmrecords.com/it/acusmonium-sator-inaugurazione
[2] Daniele, R. (2013), La Natura Assente (II) – World Premiere for 54 Loudspeakers, performance presso AUDIOR Acousmonium al Chitarre ed altre corde Festival (promosso dalla Civica Scuola di Musica "A. Pozzi"), Lodi, Giungo 2013. Documentazione storica ufficiale disponibile su: https://rominadaniele.com/it/audior-chitarra-ed-altre-corde-festival
[3] Cfr. Bocca, E., & Tanzi, D. (2013), "Showing the Acousmatic Sounds through the Mobile Acousmonium AUDIOR", articolo presentato alla conferenza EMS13, Lisbona; Bruce-Jones, H. (2020), "Acousmonium AUDIOR is a bespoke spatial sound projection system", FACT Magazine.
[4] Cfr. Daniele, R. (2026). La risonanza del «déjà-là»: Corrispondenze, rovesci e attriti della materia tra la storia impossibile di Chion e l’«imperativo elettroacustico». ElectroAcoustics Magazine, Serie 2026, Art. 2026.05.it. DOI: eam.2026.05.it. https://rdmrecords.com/it/la-risonanza-del-deja-elettroacustico
PARTE II – Ontologia del supporto: attrito, spazio preesistente e tempo trattenuto
L’attrito fisico al di qua del lissage (la resistenza dei materiali)
Come ampiamente dimostrato nelle precedenti indagini, tanto il cinema moderno quanto la musica elettroacustica — pur scontando, quest'ultima, la mancanza di una solida infrastruttura musicologica di riferimento — custodiscono il disturbo fisico, il 'grezzo' e il rumore come un irriducibile apporto di reale (apport de réel). Collocandosi al di qua del lissage del digitale contemporaneo, rimangono intatti da quella levigatura clinica che anestetizza le frequenze e appiattisce lo spessore dell'esperienza.
Gli acousmonium di Eraldo Bocca (SATOR, AUDIOR, ADAM) costituiscono l'alternativa tecnologica e fisica al lissage, situandosi in una dimensione radicalmente altra rispetto ad esso. Costruire un'orchestra di altoparlanti con trasduttori in legno, coni personalizzati e posizionamenti fisici nello spazio reale significa custodire e far valere l'attrito, la gravità e lo spessore acustico al di qua del flusso digitalizzato. Lo strumento di Bocca non 'riproduce' passivamente; impatta fisicamente contro l'aria della sala, senza teorizzare o astrarre, ma agendo, scientificamente, sulla resistenza stessa della materia. Bocca supera la logica della diffusione standardizzata impiegando diffusori dipolari personalizzati per le frequenze medie, progettati per emettere suono sia frontalmente che posteriormente [5], sfruttando così le riflessioni delle pareti della sala come elementi integranti della composizione. A questi si affiancano configurazioni in array di D’Appolito e Bessel; queste ultime, in particolare, generano onde cilindriche che minimizzano le riflessioni parassite di soffitto e pavimento, scolpendo lo spazio acustico ed esaltando la tridimensionalità della scena sonora prima ancora che intervenga l'azione interpretativa.
Il «déjà-là» come architettura: SATOR e la preesistenza dello spazio
Nell’ottica del principio del «déjà-là» (il già-presente) attraverso cui si analizza l'anteriorità strutturale degli oggetti e degli spazi rispetto all'azione, l’acousmonium è per eccellenza il «déjà-là» elettroacustico. Nella declinazione teorica e analitica qui proposta, è la condizione tecnico-linguistica ed estetica ad-veniente del mezzo audiovisivo [6]: un'architettura di altoparlanti che preesiste all'atto interpretativo e compositivo, nel senso che ne determina la presenza. Prima ancora che il suono venga proiettato, lo strumento di Bocca è già lì, con i parametri assegnatigli e la sua fisicità, determinando in partenza la sostanza che il fenomeno assumerà nello spazio fisico della sala — pur nel rispetto delle caratteristiche acustiche iniziali di qualunque musica pronta ad essere trasmessa — e ridefinendo pertanto le coordinate ontologiche dell'evento e dell'ascolto nella sua accezione originaria, prima che l'onda si propaghi.
Attraverso il posizionamento strategico di diffusori caratterizzati da risposte spettrali volutamente diversificate e asimmetriche, Bocca ha operato al di qua della piattezza della riproduzione standardizzata. Il suono proiettato sulle sue macchine non è mai 'liscio' (cioè soggetto a lissage): esso urta e sfrega contro lo spazio fisico, generando un autentico «sentimento del concreto», ponendosi in una concezione puramente avanguardistica rispetto alla forza anti-narrativa delle dure trame rumoristiche industriali che preservano la gravità del reale.
Questa concezione non nasce isolata, ma si riallaccia a una precisa genealogia storica di dispositivi che hanno cercato di sottrarre il suono alla piattezza del piano stereofonico o della riproduzione neutra. Lo spazio come preesistenza drammaturgica e acustica affonda le sue radici storiche in dispositivi pionieristici [7], passando da Pierre Schaeffer e Jacques Poullin (1952) attraverso il Padiglione Philips (1958) e la Sfera di Stockhausen (1970). Attraverso la successiva tappa del Gmebaphone (1973) di Christian Clozier, fino alla definitiva formulazione dell'Acousmonium del GRM di Parigi nel 1974 ad opera di François Bayle, la proiezione sonora si è posta quale alternativa fisica ed epistemologica al puro ascolto domestico o alla diffusione sorda. I sistemi di Eraldo Bocca ereditano e attualizzano questa tradizione, non come semplice 'installazione di amplificazione', ma come liuteria monumentale che interroga le risonanze intrinseche di ogni singola architettura.
Pan-significanza e tempo trattenuto (temps retenu)
Nell’ambito del concetto chioniano del cinema come «arte concreta» regolata dalla pan-significanza [8], ogni micro-evento registrato sul supporto (un tressaillement [sussulto], un raccordo micrometrico) è carico di senso assoluto, percepibile solo attraverso il «tempo trattenuto» (temps retenu).
Come abbiamo visto, la deriva ideologica dell'industria contemporanea genera spazi sonori artificiali, piatti e affetti da una radicale mancanza di luogo. Persino nelle vette di certa avanguardia si avverte la soggiogazione al digitale. Questa stessa omologazione, tuttavia, funge da tracciatore, rivelando dove l’atto originario della materia continua a resistere. L'interpretazione acusmatica sulle macchine di Bocca è una pratica di pura pan-significanza micro-fonica.
La modulazione millimetrica dei potenziometri sui diversi registri dell'acousmonium permette all'interprete di governare le micro-fluttuazioni delle densità spettrali, dilatando il tempo e svelando la grana più intima della materia acustica. Il lavoro di liuteria acustica di Bocca è un atto di resistenza e di rilocalizzazione geografica e acustica, ai livelli più concreti e originari. Attraverso la fisicità dei suoi strumenti, il suono sintetizzato o registrato ritrova una localizzazione specifica, un'apprensione e una gravità spaziale che frantumano qualunque piattezza. Poiché le bande audio (gravi, medio-gravi, medie, medio-acute, acute e sovracute) sono fisicamente separate su diffusori distinti, il fader cessa di essere un mero controllo di volume per farsi modulatore timbrico in tempo reale. Agire sulla console richiede, come sottolineano Bocca e Tanzi, un autentico 'virtuosismo' esecutivo: il controllo simultaneo di queste variabili trasforma la spazializzazione in una riscrittura dal vivo — una «scrittura di secondo grado» — in cui il supporto fisso viene costantemente riscolpito dalla reattività del gesto umano.
Se il cinema e la musica elettroacustica sono arti concrete regolate dalla pan-significanza — dove ogni microscopico sussulto del segnale o millimetrico raccordo si fa portatore assoluto di senso — l'acousmonium si configura come lo strumento più interessante per interagire con questo micro-flusso. La proiezione del suono, intesa nella visione di Bocca e dei suoi più stretti interpreti, richiede una dilatazione temporale: un «tempo trattenuto» in cui il silenzio, la sottrazione e la modulazione manuale delle densità spettrali sottraggono l'ascolto alla distrazione per ricondurre la coscienza umana alla propria origine conoscitiva.
La perdita di Eraldo Bocca lascia un vuoto incolmabile, ma il suo lascito non appartiene alla conservazione museale. Nell'orizzonte dell’«imperativo elettroacustico», il digitale stesso rimane un dispositivo d'attrito da scolpire. Le orchestre di altoparlanti da lui create — SATOR, AUDIOR, ADAM — continueranno a risuonare come dispositivi di svelamento fenomenologico, esibendo la flagranza della materia e ricordandoci che la spazializzazione, prima di essere una tecnica, è un atto ontologico.


Diagramma 2.1 – Schema Tassonomico dell’«Imperativo Elettroacustico»
Diagramma 2.2 – Polarità del Suono Acusmatico: Dimensione Teorica vs Sostanza Fisica


Note alla Parte II
[5] Cfr. Brümmer, L. (2012), "The ZKM Sound Dome: Spatialization in Electroacoustic Music", ICMC Proceedings, pp. 182–189; Smalley, D. (1997), "Spectromorphology: Explaining Sound-Shapes", Organised Sound, 2(2), pp. 107–126.
[6] Il concetto di «déjà-là» (già-presente) impiegato in questa sede trova la sua fondazione ontologico-temporale nel pensiero di Heidegger, M. (1927), Sein und Zeit, Tübingen, Max Niemeyer Verlag (ed. di rif. 2006), in particolare nel § 41 (p. 192) riguardo alla struttura del «già-avanti-a-sé» (Sich-vorweg-schon-sein) come articolazione della Cura (Sorge), e nel § 65 (pp. 325-328) per il carattere «ad-veniente» del futuro (Zukunft) inteso come Auf-sich-zukommen (il venire-verso-se-stesso), in cui l'anteriorità della struttura predetermina l'orizzonte di possibilità dell'evento. La rilettura e mediazione di tale orizzonte temporale all'interno del contesto elettroacustico e audiovisivo è elaborata dalla scrivente attraverso la convergenza tra la propria ricerca teorico-performativa e la recente teorizzazione di Michel Chion: l'analisi sul luogo delle tecnologie nella musica e sulla preesistenza dello spazio acustico in Daniele, R. (Voce Sola. Saggio intorno al discorso vocale, Milano-Miami, RDM Records, in corso di stesura finale, cap. II: Il luogo delle tecnologie nella musica); la formalizzazione concettuale contenuta nella prassi performativo-discografica di Daniele, R. (2015), Spannung, Triplo CD e saggio allegato al booklet, Milano, RDM Records; l'estensione analitica della categoria di «déjà-là» formulata da Chion, M. (2026), Pour une histoire impossible du cinéma [saggi online disponibili su michelchion.com, sp. Cap. 3: The Silence of the Lambs, relativo all'infrazione invisibile della barriera acustica], formalizzata dall'autrice in Daniele, R. (2026), La risonanza del «déjà-là»: Corrispondenze, rovesci e attriti della materia tra la storia impossibile di Chion e l’«imperativo elettroacustico», cit.
[7] Per le fonti primarie su questa genealogia storica, si veda: 1952 (Schaeffer & Poullin): Poullin, J. (1957), L'apport des techniques d'enregistrement dans la musique contemporaine, Parigi: GRMC/RTF; 1958 (Padiglione Philips): Xenakis, I. (1958), "Le Pavillon Philips à l'Exposition Universelle de Bruxelles 1958", Revue Technique Philips, 20(1), pp. 1–11; 1970 (La sfera di Stockhausen): Stockhausen, K. (1971), "Spatialisierung", in Texte zur Musik 3 (1963–1970), DuMont Schauberg, Colonia; 1973 (Il Gmebaphone di Clozier): Clozier, C. (1998), "The Gmebaphone (1973–1998): A System for Sound Spatialization and Performance", Computer Music Journal, 22(2), pp. 18–25; 1974 (L'Acusmonium GRM di Bayle): Bayle, F. (1993), Musique acousmatique, propositions... positions, Parigi: Buchet/Chastel (pp. 75–88).
[8] Cfr. Chion, M. (1991), L'Art des sons fixés, Fontaine: Métamkine; Chion, M. (2003), Un art sonore, le cinéma, Paris: Cahiers du Cinéma (cit., p. 45) [ed. it. Un'arte sonora, il cinema, Torino: Kaplan, 2007]. Sulla formulazione del cinema come «arte concreta» retta dalla pan-significanza e dalla categoria del tempo mirabilmente «trattenuto» (temps retenu), si veda il Capitolo 4 (giugno 2026) di Chion, M. (2026), Pour une histoire impossible du cinéma, cit. Per la traduzione teorica e l'applicazione di queste categorie all'interno della frizione fenomenologica dello spazio elettroacustico, si veda Daniele, R. (2026). La risonanza del «déjà-là»: Corrispondenze, rovesci e attriti della materia tra la storia impossibile di Chion e ll’«imperativo elettroacustico», cit.
PARTE III – L’«imperativo elettroacustico» e lo statuto del «para-acusmatico»
La soglia epistemologica del post-digitalismo
Nell’ottica della ricerca contemporanea, l’«imperativo elettroacustico» non si limita a essere una categoria d'analisi musicologica applicata al cinema, né è soltanto una formula di resistenza tecnologica; esso si configura come una vera e propria soglia epistemologica e fenomenologica.
La generale perdita di attrito che si lamenta qui non va imputata a una transizione cronologico-tecnologica dall'analogico al digitale. La levigatura contemporanea è una scelta linguistica, non un limite del mezzo: il digitale stesso, nell'orizzonte dell'«imperativo elettroacustico», è dispositivo e materia d'attrito da scolpire, un elevato e aperto mezzo di creazione, e non uno strumento di anestetizzazione percettiva. Il presupposto per cui quest'ultima operazione sembrerebbe avere la meglio non riguarda la fattibilità dell'opera d'arte, ma ancora una volta le convenzioni dell'industria, che a noi piace chiamare con il suo vero nome: una mera deriva ideologica.
Mentre l’immagine-tempo deleuziana storicizza la sospensione dell'azione [9] e Chion teorizza la «pan-significanza» del micro-segno registrato e del «tempo mirabilmente trattenuto» [10], noi rivendichiamo una necessità per l’«imperativo elettroacustico» di compiere un passo ulteriore: subordinare e riscattare il caos del segnale acustico attraverso la rigorosa e cosciente consapevolezza del testo.
Nell’orizzonte post-digitale, l’«imperativo elettroacustico» ridefinisce i confini dell'ascolto e della visione attraverso una tensione dialettica posta al di qua di qualsiasi forma di anestetizzazione o compromesso commerciale. Questo imperativo si impone attraverso una polarità dinamica, configurando una vera e propria resistenza della materia sonora [11].
La doppia tensione dell’«imperativo elettroacustico»
L’ascolto contemporaneo viene posto prima della passività ipnotica dei flussi digitali standardizzati tramite una duplice, rigorosa strategia formale:
La riduzione melodica e la spoliazione timbrica: La radicale rimozione della melodia tradizionale e la drastica spoliazione delle trame strumentali eliminano ogni via di fuga o distrazione per l'ascoltatore. Privato del conforto di una linea melodica rassicurante, l’orecchio è costretto a rimanere confinato nel perimetro del suono puro.
L'incastro del rumore nei vuoti e il corpo sonoro transdiegetico: Laddove la melodia si ritira, i vuoti testuali vengono occupati da rumori concreti e industriali. Questi innesti non agiscono come semplici effetti sonori di sfondo, ma elevano l’attrito analogico (frottement) e la densità fisica del mezzo a un vero e proprio corpo sonoro transdiegetico e «para-acusmatico» [12].
Il «para-acusmatico» e il superamento della subordinazione visiva
Il concetto di «para-acusmatico» [13] viene introdotto per definire una condizione essenziale dell'ascolto filmico o multimediale. Esso descrive una situazione in cui la fonte del suono è diegeticamente identificata e confinata all'interno dello spazio visibile (come la gabbia dell'ascensore in Louis Malle), ma lo statuto del materiale acustico — per densità, violenza e dislocazione sintattica — devia verso le proprietà morfologiche dell'ascolto ridotto tipiche del fenomeno acusmatico schaefferiano. Il suono si emancipa così dal suo patto referenziale ed entra in un dialogo puramente compositivo con la colonna sonora.
Alla luce di queste considerazioni, la presenza fisica degli altoparlanti dell’acousmonium si fa pura materia teatrale sul palcoscenico nell’ottica del «para-acusmatico».


Fig. 2 – Dispositivo di proiezione e controllo dell'Acusmonium AUDIOR. La transizione dal flusso digitale e analitico dello schermo (la forma d'onda) all'atto enunciazionale concreto della consolle. La regia del suono si configura come una scrittura di secondo grado: una modulazione manuale e millimetrica dei potenziometri che trasforma lo spazio in un corpo sonoro transdiegetico e «para-acusmatico». Archivio Associazione AUDIOR. Questa transizione dal flusso analitico dello schermo alla fisicità del controllo si materializza in una precisa evoluzione dell'interfaccia esecutiva. L'interfaccia di AUDIOR rispecchia la traiettoria storica dei suoi ideatori: a una prima fase quinquennale fondata sull'impiego esclusivo di console analogiche, è seguita un'adozione sistematica dell'ambiente digitale. Questa transizione non rappresenta una rottura, ma una saldatura strutturale: l'esperienza tattile e la sensibilità d'articolazione maturate nell'era analogica vengono trasferite e piegate alle necessità del controllo digitale, garantendo un'immediata risposta timbrica e dinamica nella gestione dello spazio.


Diagramma 3.1 – Genealogia della Diffusione: Dalla Trasparenza Clinica alla Grana Teatrale
Dall'oggettivazione clinica alla «grana teatrale» dell'altoparlante
Per comprendere la portata di questa transizione, è necessario tracciare una genealogia storica del supporto e della sua diffusione, ricomponendo i legami evolutivi della proiezione sonora nello spazio:
La fase archeologica e le origini della spazializzazione (Anni '50-'60): Alle origini della musique concrète e della Elektronische Musik, la riproduzione su nastro era concepita attraverso sistemi rudimentali. Nel 1952, con il Pupitre de relief di Pierre Schaeffer e Jacques Poullin, fa la sua comparsa il primo vero dispositivo di proiezione spaziale manuale tramite accoppiamenti magnetici, seguito dagli esperimenti multipista del Padiglione Philips a Bruxelles (1958). L'altoparlante, tuttavia, era sovente inteso come un terminale neutro — uno strumento di riproduzione clinica che doveva idealmente 'scomparire' per far emergere il suono fonofissato.
La transizione drammaturgica e la formalizzazione dell'interpretazione (Anni '70-'90): Nel 1970, la Sfera acustica di Stockhausen a Osaka distribuisce 50 sorgenti sonore su una struttura sferica tridimensionale, avvolgendo l'ascoltatore. Nel 1973, il Gmebaphone di Christian Clozier introduce l'equalizzazione correttiva in tempo reale per caratterizzare le bande di diffusione, ponendo le basi per una regia timbrica del suono diffuso. Su questo solco si innesteranno le successive formalizzazioni metodologiche della prassi esecutiva e dell'interpretazione spaziale codificate da Annette Vande Gorne all'interno della scuola acusmatica belga.
La svolta del 1974 (L'Acusmonium di François Bayle): Con la nascita dell'Acusmonium all'INA-GRM, si compie una rivoluzione copernicana. Gli altoparlanti smettono di essere semplici diffusori e vengono disposti nello spazio come veri e propri personaggi sulla scena. Ciascuno di essi possiede una propria fisionomia acustica (tweeter, woofer, trombe, diffusori a riflessione), una propria direzionalità e una specifica risposta dinamica. L'altoparlante acquisisce così una «grana teatrale»: non assistiamo più semplicemente a un suono dislocato nello spazio, ma all'azione fisica di «attori elettroacustici»che recitano la partitura nello spazio concreto.
La costellazione internazionale contemporanea e la rete delle orchestre di altoparlanti (Dagli anni '90 a oggi) [14]: La lezione dell'acusmonium si ramifica in una complessa rete globale di ricerca e prassi esecutiva. Accanto alle istituzioni storiche — come Musiques & Recherches a Bruxelles (A. Vande Gorne), il BEAST dell'Università di Birmingham (J. Harrison), il Klangdom dello ZKM di Karlsruhe e il Klangtheater della MDW a Vienna —, la liuteria dello spazio si sviluppa attraverso sistemi mobili e centri di ricerca d'avanguardia: dall'Acousmonium MOTUS in Francia (D. Dufour, J. Prager) al collettivo Alcôme a Parigi, dal San Francisco Tape Music Festival negli USA fino a Tempo Reale a Firenze (L. Berio) e agli acusmonium dei Conservatori italiani. In questa geografia internazionale, la proiezione sonora si affranca definitivamente dalla mera riproduzione tecnica per farsi prassi interpretativa viva e condivisa.
Audior, Sator e la spazializzazione come «enunciazione concreta»
In questo solco storico si inserisce l'apporto teorico e pratico di realtà come Audior e Sator, che hanno saputo sviluppare la lezione storica dell'acusmonium:
Lo spazio enunciazionale concreto: Audior e Sator sottraggono l'acusmonium al rischio di una mera idolatria tecnologica o di una pura esibizione ingegneristica. Elevano il sistema di diffusione a un vero e proprio dispositivo di enunciazione. Lo spazio non è più un contenitore geometrico in cui 'distribuire' i canali, ma diventa il testo stesso: un campo di forze drammaturgiche in cui l'atto della proiezione sonora (projection du son) equivale a un gesto registico e interpretativo.
L'ancoraggio cognitivo dell'orecchio: Questa teatralizzazione dello spazio non scivola mai nella contingenza accidentale, nel capriccio formale o nell'effetto speciale fine a se stesso. Al contrario, il lavoro di Audior e Sator tiene il suono puro rigorosamente ancorato alle funzioni cognitive dell'orecchio. Sfruttando la varietà timbrica e la dislocazione fisica dei diffusori, essi stimolano la percezione spaziale dell'ascoltatore (localizzazione, effetto di vicinanza/lontananza, densità materica), trasformando l'ascolto ridotto in un'esperienza somatica e intellettuale immediata.
Sintesi: il paradosso «para-acusmatico»
È precisamente in questo asse cruciale che risiede la natura del «para-acusmatico». Proprio come nello spazio filmico vediamo la gabbia dell'ascensore ma ne ascoltiamo il cigolio estraniato dal suo significato d'uso, così nel concerto acusmatico contemporaneo vediamo l'altoparlante-attore sul palco, ma veniamo risucchiati in un ascolto ridotto che ne nega la pura funzione di 'cassa acustica'. Il dispositivo si mostra per farsi superare: la presenza fisica della sorgente (visibile e teatrale) diventa il trampolino di lancio per l'emancipazione cognitiva del suono puro.
La regia del suono operata da sistemi come Audior si configura così, programmaticamente, come una vera e propria scrittura di secondo grado. Lungi dall'essere una mera riproduzione o una passiva declinazione spaziale del file, la proiezione acusmatica agisce come una riscrittura live che riscatta la partitura fissata sul supporto dal rischio di una fredda ibernazione museale. In questo atto enunciazionale concreto, non siamo di fronte a un archivio immutabile ma alla materia plastica: gli altoparlanti, nel loro ruolo di attori teatrali, mettono in scena un corpo a corpo fisico tra la rigidità strutturale dell'oggetto sonoro e l'imprevedibilità acustica dello spazio. È in questa riscrittura estemporanea che il «para-acusmatico» trova il suo compimento più radicale: l'esibizione visiva del dispositivo (l'altoparlante-personaggio) non serve a rassicurare lo sguardo, ma a scardinare la riproduzione clinica del digitale per restituire all'ascolto la vertigine di un evento unico, carnale e irripetibile.
Note alla Parte III
[9] Cfr. Deleuze, G. (1985), Cinéma 2. L'image-tempo, Paris: Éditions de Minuit (pp. 11–34) [ed. it. Cinema 2. L'immagine-tempo, Torino: Einaudi, 1989], per la formulazione delle situazioni ottiche e sonore pure (opsignes e sonsignes).
[10] Si veda Chion, M. (2026), Pour une histoire impossible du cinéma, Capitolo 4 (giugno 2026), cit.
[11] Cfr. Daniele, R. (2026). La risonanza del «déjà-là»: Corrispondenze, rovesci e attriti della materia tra la storia impossibile di Chion e l’«imperativo elettroacustico», cit.; RDM Records Editorial Team & ElectroAcoustics Board (2026). La Ricerca intorno al Suono e le Tecnologie. Arts & Technologies Manifesto. ElectroAcoustics Magazine, Serie 2026, Art. 2026.01.it, DOI: eam.2026.01.it. Disponibile su: https://rdmrecords.com/it/arts-and-technologies; Daniele, R. (2010). Ascenseur pour l'échafaud, il luogo della musica nell'audiovisione. Milano: RDM Records Edizioni Letterarie; Daniele, R. (2010). Il dialogo con la materia disintegrata e ricomposta. Un’analisi di Thema (Omaggio a Joyce) di Luciano Berio. Milano: RDM Records Edizioni Letterarie.
[12] Daniele, R. (2026). La risonanza del «déjà-là»: Corrispondenze, rovesci e attriti della materia tra la storia impossibile di Chion e l’«imperativo elettroacustico», cit. (in cui viene formalizzata la prima definizione del neologismo para-acusmatico in relazione al montaggio udibile e al distacco dalla mimesi. Si veda in particolare la Parte III: Nota di chiarimento sul distacco dal cinema moderno e sulla sovradeterminazione del para-acusmatico).
[13] Ibidem.
[14] Cfr. Vande Gorne, A. (a cura di) (1991), Vous avez dit acousmatique?, Ohain: Musiques & Recherches; Harrison, J. (1998), "BEAST: Sound in Space", Organised Sound, 3(1), pp. 19–27; Dufour, D., & Prager, J. (2008), L'art de la projection acousmatique, Parigi: Motus.
PARTE IV – Lo statuto del supporto: dalle teorie del film al puro senso acusmatico
Il puro senso acusmatico: la musica non ha bisogno di immagini
La mediazione delle teorie del film all'interno della ricerca elettroacustica non implica affatto che la musica elettroacustica abbia bisogno di immagini per legittimarsi o per funzionare autonomamente. Al contrario, l'operazione teorica consiste nel traslare e mutare il linguaggio cinematografico verso il puro suono per un motivo epistemologico ben preciso:
1a. Ciò che la musicologia non ha: La teoria del cinema possiede una maturità analitica e una 'cassetta degli attrezzi' eccezionale per decostruire lo spazio virtuale, l'istanza enunciazionale (chi organizza il discorso, da dove, con quale potere) e la dialettica della presenza/assenza (il fuori campo). La musicologia classica, storicamente arroccata su astrattismi formali o notazionali, spesso manca di questi strumenti critici per analizzare il supporto fonofissato (fixed-sound medium); e l’analisi elettroacustica negli ultimi decenni ha fatto progressi minimi, pallidi rispetto ai progressi delle teorie del cinema.
1b. Ciò che il cinema non ha (Il Puro Senso Acusmatico): Se la filmologia offre il rigore analitico del testo, il suono da solo possiede intrinsecamente un potere testuale che il cinema prende in prestito continuamente — finanche nella terminologia: la capacità di viaggiare velocemente sui piani cognitivi e spaziali, muovendosi prima e oltre la rappresentazione visiva e dal vincolo retinico, e dunque di determinare, con la sua architettura interna, il senso profondo di intere pellicole nella storia. Elevando il discorso dal cinema al puro suono, il concetto di «para-acusmatico» unisce la consapevolezza testuale filmica alla sovrana autonomia della materia elettroacustica.
È precisamente in questo scarto che il paradigma acusmatico si espande in ciò che possiamo definire «senso elettroacustico», o meglio: «senso elettroacusmatico», ovvero la condizione in cui la drammaturgia del supporto e la regia spaziale non servono più una rappresentazione assente, ma sanzionano la definitiva sovranità della materia sonora, prescindendo ormai dal vedere o non vedere la fonte. Nel momento in cui il cinema manda in cortocircuito il dualismo tra diegesi ed extradiegesi (il dentro e il fuori campo) attraverso il suono, e nel momento in cui un’orchestra di altoparlanti — con le sue forme eterogenee, le sue luci, i suoi colori e le sue architetture — presidia la sala come un'assemblea di potenze sacre, ci ritroviamo al di là di qualsiasi diatriba di genere: ciò che resta e domina è unicamente il suono.
La traduzione Deleuze-Berio: lo statuto materiale del nastro
Per sottrarre l'elettroacustica al rischio di un mero esercizio ingegneristico, occorre riformulare la sua analisi a partire dallo stesso statuto formale ed enunciazionale dell'analisi del film [15]. Lo smontaggio e il rimontaggio del nastro magnetico (come in Thema - Omaggio a Joyce di Berio) condividono lo stesso identico statuto materiale del dispositivo filmico: la manipolazione del tempo e l'esibizione dell'attrito del supporto.


Diagramma 4.1 – Corrispondenze Ontologiche tra il Nastro Elettroacustico e il Dispositivo Filmico.
Tabella 4.1 – Analisi comparativa delle corrispondenze ontologiche ed estetiche tra nastro e pellicola.


L'immagine-tempo acustica e la disintegrazione del flusso
In Thema (Omaggio a Joyce), Luciano Berio prende la registrazione della voce di Cathy Berberian e la sottopone a una scomposizione fisica sul nastro magnetico [16], segmentandola in micro-fonemi e riorganizzandola in nuove costellazioni strutturali.
La manipolazione del tempo: Esattamente come il montatore cinematografico opera per cesure, tagli fisici e raccordi sul supporto pellicola, il compositore elettroacustico oggettiva il tempo sul nastro, trasformando un flusso lineare ed effimero in una materia solida e spazializzata.
La sospensione deleuziana applicata al suono: Questa operazione sul supporto radicalizza l’immagine-tempo di Gilles Deleuze. Spezzando il legame logico-causale e narrativo del linguaggio (il significato letterale del testo), Berio fa emergere delle autentiche sonigne (segni acustici puri). L'ascoltatore è indirizzato a fare esperienza del tempo puro e della grana viscerale della voce attraverso l'esibizione dell'attrito stesso del supporto.
Mappa delle opposizioni estetiche: Lissage contemporaneo e attrito elettroacustico
La storiografia dei media e la pratica analitica contemporanea si scontrano oggi su due visioni opposte del supporto e dello spazio:


Tabella 4.2 – Mappa delle opposizioni estetiche tra lissage tecnologico e attrito elettroacustico.
Conclusioni Epistemologiche
L’orizzonte post-digitale non deve essere inteso come un limite tecnologico, bensì come un dispositivo e una materia d’attrito da scolpire. Se il digitale contemporaneo viene troppo spesso sfruttato dall'industria per operare un livellamento anestetizzante (lissage), l’imperativo elettroacustico rivendica la necessità di un'indagine permanente sulla materia del suono.
Mutuando la consapevolezza testuale e la precisione millimetrica dell'analisi cinematografica (inquadratura per inquadratura, frazione di nastro per frazione di nastro), l'elettroacustica si emancipa da mero esercizio tecnico e si costituisce come un rigoroso sistema di pensiero capace di scuotere la percezione e restituire all'opera d'arte la sua originaria e tagliente verità conoscitiva.
Se l'indifferenziazione tra rumore diegetico e sezione jazz in Ascenseur pour l'échafaud costituisce storicamente un corpo sonoro «para-acusmatico» che resiste alla trasparenza classica, la spazializzazione multicanale del post-digitale risponde oggi alla minaccia della standardizzazione tecnologica attraverso una radicale traslazione teatrale. Per preservare l'autentico «attrito del supporto» e sottrarsi alla sterile gesticolazione formale dei loop denunciata da Chion, l'elettroacustica elegge lo spazio a luogo dell'enunciazione concreta. Attraverso la regia del suono intesa come scrittura di secondo grado, l'orchestra di altoparlanti — trasfigurata in un coro di attori dotati di fisionomia e «grana teatrale» — rimette in scena la ferita del supporto e la fisicità del suono nella carne viva della performance. L'evento si compie così non come riproduzione tecnica, ma come drammaturgia dello spazio, dove il paradosso para-acusmatico trova la sua definitiva sanzione: mostrare la presenza visibile del dispositivo per scardinarne la funzione d'uso, liberando l'ascolto ridotto nell'imprevedibilità di un presente incarnato e irripetibile.
Fig. 4 – Eraldo Bocca accanto alle sue 'sculture acustiche'. Il primato della materia: l'uso del legno e dei trasduttori personalizzati come argine fisico al «lissage» del digitale contemporaneo. L'altoparlante non è più un terminale neutro di riproduzione; acquisisce invece una sua «grana teatrale» e una fisionomia dinamica, diventando un attore fisico sul palcoscenico. Archivio Associazione AUDIOR.


Note alla Parte IV
[15] Cfr. Daniele, R. (2026), La risonanza del «déjà-là»: Corrispondenze, rovesci e attriti della materia tra la storia impossibile di Chion e l’«imperativo elettroacustico», cit.; RDM Records Editorial Team, & ElectroAcoustics Board (2026), La ricerca intorno al suono e le tecnologie. Arts & Technologies Manifesto, cit.; Daniele, R. (2011), Analisi teorica: Il montaggio di Sergej Ejzenštejn e la realtà elettroacustica, ElectroAcoustics Magazine / Archivio Arts & Technologies, disponibile su: https://rdmrecords.com/it/il-montaggio-di-sergej-ejzenstejn; Metz, C. (1991), L'énonciation impersonnelle, ou le site du film, Parigi: Méridiens Klincksieck [ed. it. L'enunciazione impersonale, o il luogo del film, a cura di A. Sainati, Napoli: ESI, 1995].
[16] Cfr. Daniele, R. (2010), Il dialogo con la materia disintegrata e ricomposta: Un'analisi di Thema (Omaggio a Joyce) di Luciano Berio, Milano: RDM Records Edizioni Letterarie; Berio, L. (1976), "Poesia e musica - un'esperienza (1959)", in H. Pousseur (a cura di), La musica elettronica, Milano: Feltrinelli; Daniele, R. (2026), La risonanza del «déjà-là», cit.
Elenco delle figure
Fig. 1 – Eraldo Bocca durante l'allestimento e il monitoraggio del campo acustico alla Biennale Musica 2024. L'articolazione scenica evidenzia l'interazione tra la sorgente acustica tradizionale (il pianoforte a coda) e il complesso di trasduttori ellittici e verticali di fattura AUDIOR, configurando lo spazio come apparato fenomenologico integrato. Archivio Storico della Biennale Musica.
Fig. 2 – L'inaugurazione dell'Acousmonium SATOR (Auditorium San Fedele, Milano, 2012). Lo spazio si manifesta come «déjà-là» (il già-presente): un'architettura acustica tridimensionale concepita da Eraldo Bocca che ridefinisce le coordinate ontologiche e l'ascolto profondo prima ancora della propagazione del suono. Documentazione ufficiale del concerto inaugurale dell'Acousmonium SATOR, Auditorium San Fedele, Milano, gennaio/febbraio 2012.
Fig. 3 – Dispositivo di proiezione e controllo dell'Acousmonium AUDIOR. Il passaggio dal flusso digitale e analitico dello schermo (la forma d'onda) all'atto enunciativo concreto della console. La regia del suono si configura come una scrittura di secondo grado: una modulazione manuale e millimetrica dei potenziometri che trasforma lo spazio in un corpo sonoro transdiegetico e para-acusmatico. Archivio Associazione AUDIOR.
Fig. 4 – Eraldo Bocca accanto alle sue 'sculture acustiche'. Il primato della materia: l'uso del legno e di trasduttori personalizzati come baluardo fisico contro il lissage del digitale contemporaneo. L'altoparlante cessa di essere un terminale di riproduzione neutro per acquisire una propria «grana teatrale» e una fisionomia dinamica, facendosi attore fisico sulla scena. Archivio Associazione AUDIOR.
Bibliografia
Letteratura Primaria e Manifesti
Daniele, Romina (2010), «Il dialogo con la materia disintegrata e ricomposta», un'analisi di Thema (Omaggio a Joyce) di Luciano Berio, Milano, RDM Records, Edizioni Letterarie.
Daniele, Romina (2010/2011), Ascenseur pour l'échafaud: il luogo della musica nell'audiovisione, Milano, RDM Records, Edizioni Letterarie.
Daniele, Romina (2011), Analisi teorica: Il montaggio di Sergej Ejzenštejn e la realtà elettroacustica, ElectroAcoustics Magazine / Archivio Arts & Technologies, disponibile su: https://rdmrecords.com/it/il-montaggio-di-sergej-ejzenstejn; Metz, C. (1991), L'énonciation impersonnelle, ou le site du film, Parigi: Méridiens Klincksieck [ed. it. L'enunciazione impersonale, o il luogo del film, a cura di A. Sainati, Napoli: ESI, 1995].
RDM Records Editorial Team & ElectroAcoustics Board. (2026). La Ricerca intorno al Suono e le Tecnologie. ElectroAcoustics Magazine, Serie 2026, Art. 2026.01.it. (Selezionato per l'Edizione a Stampa di Arts & Technologies). DOI: Pre-assegnato (eam.2026.01.it). Disponibile all'indirizzo: https://rdmrecords.com/it/arts-and-technologies
Daniele, Romina (2026). La risonanza del «déjà-là»: Corrispondenze, rovesci e attriti della materia tra la storia impossibile di Chion e l’«imperativo elettroacustico». ElectroAcoustics Magazine, Serie 2026, Art. 2026.05.it. DOI: eam.2026.05.it. https://rdmrecords.com/it/la-risonanza-del-deja-elettroacustico
Daniele, Romina (2015), Spannung, Triplo CD e saggio allegato al booklet, Milano: RDM Records.
Daniele, Romina (in corso di stesura finale), Voce Sola. Saggio Intorno al Discorso Vocale, Milano-Miami: RDM Records (sp. Cap. II: Il luogo delle tecnologie nella musica).
Fonti Teoriche, Cinema e Filosofia
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Chion, Michel (1982), La voix au cinéma, Paris, Éditions de l'Étoile (trad. it. La voce nel cinema, Torino, Pratiche, 1991).
Chion, Michel (1990), L'Audio-vision. Son et image au cinéma, Paris, Nathan (trad. it. L'audiovisione, Torino, Lindau, 1997).
Chion, Michel (1991), L'Art des sons fixés ou La Musique Concrètement, Fontaine, Éditions Métamkine.
Chion, Michel (2003), Un art sonore, le cinéma, Paris, Cahiers du Cinéma (trad. it. Cinema, un'arte sonora, Venezia, Marsilio, 2007).
Chion, Michel (2026), Pour une histoire impossible du cinéma, Tracciati online su michelchion.com. Chion, Michel (2026). Pour une histoire impossible du cinéma. Saggi online disponibili su michelchion.com: Capitolo 1: The Valley of Gwangi (Jim O'Connolly, 1969) – Teoria dell'apport de réel e dell'«unintentional cluster»; Capitolo 2: EO (Jerzy Skolimowski, 2022) – Critica del posizionamento della camera drone e teoria del lissage linguistico; Capitolo 3: The Silence of the Lambs (Jonathan Demme, 1991) – Formulazione del «déjà-là» e l'infrazione invisibile della barriera acustica]; Capitolo 4 (Giugno 2026): Il cinema come «arte concreta» e l'orizzonte della «pan-significanza»; riconfigurazione della mise-en-scène attraverso il «tempo trattenuto» (temps retenu).
Deleuze, Gilles (1985), Cinéma 2. L'image-temps, Paris, Minuit (trad. it. Cinema 2. L'immagine-tempo, Torino, Einaudi, 1989).
Derrida, Jacques (1967), La scrittura e la differenza, Torino, Einaudi, 1971 (contiene il saggio Forza e significazione, 1963).
Metz, Christian (1968), Essais sur la signification au cinéma, Paris, Klincksieck (trad. it. La significazione nel cinema, Milano, Bompiani, 1972).
Metz, Christian (1991), L’énonciation impersonnelle, ou le site du film, Paris, Klincksieck (trad. it. L'enunciazione impersonale, o il luogo del film, Napoli, ESI, 1995).
Documentazione Storico-Artistica delle Opere di Romina Daniele con Eraldo Bocca
Daniele, Romina (2012), La Natura Assente, prima esecuzione assoluta per l'inaugurazione dell'Acousmonium SATOR, Milano, Auditorium San Fedele, gennaio-febbraio 2012.
Daniele, Romina (2013), La Natura Assente (II), prima esecuzione assoluta per 54 altoparlanti sull'Acusmonium AUDIOR, Festival Chitarre ed altre corde, giugno 2013.
AA.VV. (2015), Ops/Akusma/AUDIOR, Release discografica collettiva, Milano/Lodi, Associazione AUDIOR, 2014.
Studi, Documenti e Progettazione su SATOR, AUDIOR e la Liuteria Spaziale
Bocca, Eraldo / Tanzi, Dante (2013), Showing the acousmatic sounds through the mobile acousmonium AUDIOR, Paper presented at the Electroacoustic Music Studies Network (EMS13) Conference, Lisbon, June 2013.
Bruce-Jones, Henry (2020), «Acousmonium AUDIOR is a bespoke spatial sound projection system», in FACT Magazine, 3 aprile 2020.
Daniele, Romina (2012), Inaugurazione Acousmonium Sator, in «ElectroAcoustics Magazine», Milano, RDM Records, 2012 (URL: [https://rdmrecords.com/it/acusmonium-sator-inaugurazione).
Tanzi, Dante (2004), «Information technology and communication of musical experience: categories, conflicts and intersections», in Organised Sound, Vol. 9, No. 1, Cambridge University Press, pp. 27–34.
Associazione AUDIOR, Cronologia ufficiale delle stagioni concertistiche e delle proiezioni acusmatiche, consultabile su audior.eu/concerti.
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Bayle, François (1993), Musique acousmatique, propositions... positions, Paris, Buchet/Chastel.
Brümmer, Ludger (2012), «The ZKM Sound Dome: Spatialization in Electroacoustic Music», in Proceedings of the ICMC, Ljubljana.
Dufour, Denis / Prager, Jonathan (2008), L'art de la projection acousmatique: le système Motus, Paris, Éditions Motus.
Gayou, Évelyne (2007), Le GRM (Groupe de Recherches Musicales): Cinquante ans d'histoire, Paris, Fayard.
Giomi, Francesco / Ligabue, Marco (1998), «Tempo Reale: Research and Production in Florence», in Journal of New Music Research, Vol. 27, No. 4, pp. 392-403.
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Vande Gorne, Annette (a cura di) (1991), Vous avez dit acousmatique?, numero speciale della rivista «LIEN», Ohain, Musiques & Recherches.
Vande Gorne, Annette (2002), «L'interprétation spatiale: Essai de formalisation méthodologique», in «LIEN», Ohain, Musiques & Recherches.
Vande Gorne, Annette (2017/2021), Traité d'écriture sur support [Online publication], INA-GRM. Disponibile su: https://sites.inagrm.com/avdg/index.xhtml#AjMYpEBeBqiMNNekH1GbNe
Come citare questo saggio
Formato APA 7ª Edizione: Daniele, Romina (2026). La spazializzazione come atto ontologico: La liuteria spaziale di Eraldo Bocca e la resistenza della materia. ElectroAcoustics Magazine, Serie 2026, Art. 2026.06.it. (Selezionato per l'Edizione a Stampa di Arts & Technologies). DOI: Pre-assegnato (eam.2026.06.it). Disponibile all'indirizzo: https://rdmrecords.com/it/la-liuteria-spaziale-di-eraldo-bocca
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