YOU ARE THE QUARRY – MORRISSEY

Attack/Sanctuary Records 2004

10/1/20113 min leggere

Questo disco, uno dei migliori di Morrissey e della storia della musica diffusa su larga scala, esce a distanza di 7 anni dal precedente, del 1997, Maladjusted.

Vogliamo scrivere di You Are The Quarry su queste pagine per affermare che si tratta di un disco che occupa il suo posto indiscusso nella storia della musica,

esattamente come i singoli a nome degli Smiths; il che distingue questo disco dalla produzione passata e presente morrissiana facendolo entrare nello scaffale dei classici.

Questo disco, uno dei migliori di Morrissey e della storia della musica diffusa su larga scala, esce a distanza di 7 anni dal precedente, del 1997, Maladjusted.

Vogliamo scrivere di You Are The Quarry su queste pagine per affermare che si tratta di un disco che occupa il suo posto  indiscusso  nella storia della musica,

esattamente come i singoli a nome degli Smiths; il che distingue questo disco dalla produzione passata e presente morrissiana facendolo entrare nello scaffale dei classici.

Classici, sì, perché esattamente come nei singoli degli Smiths, o come in quelli dei Beatles - o di altri simili capolavori anche di altre categorie della musica, che sono riconosciuti dal pubblico colto e non colto e dagli addetti ai lavori -, la costruzione delle song, come l'architettura dell'intero album, risalta per sintesi e ricercatezza, eleganza e organicità, profondità degli intenti nella direzione della forma nella quale l'espressione, per quanto di grande stile personale, si incanala con accuratezza e a pennello.  

Rispetto agli altri due esempi citati, tuttavia - ed è certamente questo il pregio più alto del lavoro in questione - la poeticità e la compattezza energica è tale anche dal punto di vista dei contenuti, che dunque non sono sporadicamente ideologici, apparentemente casuali sui temi, occasionali; bensì organicamente temperati e fortemente orientati in termini di poetica personale su argomenti ben precisi.   

Il disco si apre con America Is Not The World, brano nel quale emergono i sentimenti di amore e odio verso gli Stati Uniti e nei confronti della politica dello stesso paese, sulla quale l'autore può certamente dire la sua, dal momento che negli anni precedenti l’uscita dell’album risiede a Los Angeles. In tal senso, riferendosi all’ex presidente degli Stati Uniti George Bush (di cui auspica la morte durante il concerto di Dublino del 2004 al Dublin Castle), egli canta:

And I love you, I just wish you'd stay where you is

Steely-blue eyes with no love in them Scan The World 

And a humourless smile With no warmth within

Pezzo forte e singolo di grande impatto è indubbiamente Irish Blood English Heart; Morrissey è inglese ma di origini irlandesi, nel brano canta questa sua dualità e sferra un attacco frontale verso le scelte della politica inglese, sottolineando la storica prepotenza dei politici del presente e del passato: 

I've been dreaming of a time when

The English are sick to death of Labour and Tories,

And spit upon the name Oliver Cromwell

In I Have Forgiven Jesus

Ricorrente inoltre il tema dell’insofferenza verso la vita: 

Monday - humiliation

Tuesday - suffocation

Wednesday - condescension

Thursday - is pathetic

By Friday life has killed me

Mentre ascoltando Come Back to Camden si viene subito proiettati nelle atmosfere più classiche e tradizionali dell’Inghilterra:

Under slate grey Victorian sky

A discoloured dark brown staircase 

I brani sono firmati dal chitarrista Alan Whyte, il quale è sempre riuscito a creare fraseggi e melodie ricordando lo stile di Johnny Marr, chitarrista The Smiths, ed inoltre riuscendo a far trasparire, comunque, la propria personalità e il proprio stile al punto da accompagnare inconfondibilmente Morrissey proprio nei suoi lavori più interessanti: Your Arsenal (1992), Vauxhall and I (1994) e Southpaw Grammar (1995).

Infine, la produzione affidata a Jerry Finn (Green Day, Bad Religion, Blink 182) rende l’album decisamente dinamico rispetto ai precedenti (e ai successivi), esaltando come non mai la vocalità, misurata e organica più che altrove, e gli strumenti, con grande attenzione ai particolari e alla resa finale, la quale, di là di coloro che ritengono l'intero lavoro un esercizio di stile e una prova di maniera, risulta senza dubbio potente e chiara. [L. Marranini]

Track Listing:

1.    America Is Not the World

2.    Irish Blood, English Heart

3.    I Have Forgiven Jesus

4.    Come Back to Camden

5.    I'm Not Sorry

6.    The World Is Full of Crashing Bores

7.    How Can Anybody Possibly Know How I Feel?

8.    First of the Gang to Die

9.    Let Me Kiss You

10.  All the Lazy Dykes 

11.  I Like You  

12.  You Know I Couldn't Last 

Riferimenti:

1. http://www.worldofmorrissey.com